Riflessioni su otto mesi di “Molierate”

Non credo che il signor Jean Baptiste Poquelin, noto al mondo con il nome d’arte di Molière, pensasse che le sue “buffonate” avrebbero cambiato tanto profondamente i destini del teatro. Soprattutto se consideriamo uno degli aspetti fondamentali della sua vita di autore: la frustrazione nel vedersi fallito come scrittore drammatico. Molière dovette accettare l’evidenza, cioè quella di essere un sublime pagliaccio, uno che faceva ridere la gente. I suoi successori, tuttavia, ci hanno dimostrato che la comicità non è affatto in antitesi con le cose serie della vita.

Senza volermi dilungare in elenchi di nomi più o meno celebri di “eredi” del genio francese, punto diritto alla figura di Eduardo (De Filippo), da qualcuno definito il Molière del Novecento. La sua faccia, naturalmente contorta in un misto di severità, di amarezza, di amabile e al tempo beffardo sorriso, diceva tutto. Questo è il teatro che amo e che, insieme a quelli che scelgono di condividerne l’impresa, è la natura del Movimento di Cultura Teatrale creato da me e Patrizia, cioè i formaggini guasti. Poco importa se il teatro lo facciamo con i bambini e i ragazzi. Anzi, proprio per questo è ricco di autentica passione e di energia creativa.

Scambiare la freschezza e l’autenticità di questa impresa per banalità, improvvisazione e approssimazione, dimostra quanto siano ancora pochi a guardare al teatro come fenomeno di emancipazione e di progresso sociale. Senza spingerci all’ortodossia di Eugenio Barba e di Jerzy Grotowski, che riportarono l’arte della scena alla sua essenza, abbattendo tutti gli orpelli che – a loro parere – snaturavano il rapporto attore/spettatore, ovvero le luci, i costumi, le scenografie…  senza spingerci a tanto, stiamo cercando di proporre un’alternativa coraggiosa a quello che sta diventando sempre più una vetrina e sempre meno un palcoscenico. Tutto questo non certo per pigrizia, perché affascinare i giovanissimi senza l’uso di espedienti tecnologici e di effetti speciali, è difficile, richiede “altro”. Cosa sia questo “altro” non vorrei essere io a dirlo o a scriverlo, ma sono qui, con le dita su una tastiera. E allora devo provare a dirlo senza fare dell’autocelebrazione, tanto di moda da un po’ di tempo in qua. Quest’anno abbiamo scelto di studiare, lavorare, giocare, intorno ad alcune opere di Molère. Quelle che affondano lo sguardo nelle malattie dell’Uomo (non solo fisiche) e nelle cure più o meno adeguate, quei capolavori che descrivono vicende di persone sofferenti e di sedicenti dottori, situazioni grottesche e apparentemente irreali… Quest’anno – come mai in passato – abbiamo fatto i conti con l’imponderabile fusione tra finzione e realtà, perché il nostro lavoro ha abbracciato vicende umane bisognose di estrema cura: bambini e ragazzi immersi in disagi di vario genere e famiglie toccate da situazioni drammatiche. Non ci siamo mai tirati indietro e consideriamo i problemi, che queste persone hanno voluto condividere con noi, come quell’”altro” a cui accennavo sopra.

Ci si potrebbe anche chiedere di più, ma forse sarebbe meno di quello che già stiamo facendo. E nonostante i 25 anni di storia, la nostra impresa nomolieraten è che all’inizio.

Grazie per la fiducia.

Mirko Gianformaggio

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Informazioni su i formaggini guasti

Il duo i formaggini guasti, formato da Mirko Gianformaggio e Patrizia Guastini, svolge attività nel mondo dello spettacolo e dell’educazione dal 1993: “comicoterapia”, teatro convenzionale e di strada, cabaret, conduzione di spettacoli radiotelevisivi e dal vivo, laboratori di drammatizzazione teatrale e invenzione di storie.
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