Commenti a: Riflessioni su otto mesi di “Molierate”

A proposito dell’articolo…Noi siamo molto contenti di vedere nostra figlia espandersi in questo percorso e crescere. Avete le giuste caratteristiche di chi costruisce qualcosa di grande lottando con coraggio senza il problema del consenso del mondo che vorrebbe omologare tutti. Grazie per il vostro lavoro !

 

Grazie Mirko e Patrizia di tutto.. l’articolo rende proprio l’idea del lavoro che i ragazzi hanno fatto quest’anno e devo dire che lo spettacolo è stato veramente bello… e il teatro azzeccatissimo….

 

Credo che il vostro lavoro sia più di quello: è una missione che voi svolgete con passione e dedizione, trasmettendo ai ragazzi concetti forse nuovi per loro ma sicuramente aprono la mente, aiutandoli a crescere ed a superare le loro difficoltà.  Grazie di nuovo per tutto quello che avete fatto, in particolar modo per le attenzioni  che avete avuto nei confronti di mio figlio (e non solo di lui).   Un grande abbraccio.

P.s.: continuate a scrivere … vi riesce particolarmente bene!

 

 

Sei riuscito con poche semplici parole a racchiudere tutto il lavoro e la passione che avete portato in scena quest’anno. Una scelta quella di Molière “azzardata” sulla carta ma riuscita grazie anche alla freschezza e alla semplicità dei bimbi. Ho sempre pensato che sia molto più facile far piangere che riuscire a strappare una risata.

 

Parole più che condivisibili, riflettono temi quotidiani che oggi appaiono non così scontati.

 

 

Quest’anno il lavoro fatto è stato entusiasmante, anche gli altri anni certo, ma questa volta avete volato alto… Bravissimi tutti

 

Vi ringrazio per il lavoro che svolgete con i ragazzi. Mia figlia si impegna sempre di più e sempre di più le piace strappare quell’unica ora la settimana dagli studi per venire a teatro. Io come spettatrice che però non si intende di teatro vi dico che gli spettacoli mi piacciono sempre di più , forse perché i ragazzi crescono e quindi riescono sempre meglio a recitare e a farci ridere e pensare. Grazie ancora.

 

Letto… anzi,  riletto l’articolo sulle Molierate..   Non me la sento di commentare la parte “teorica”, dovrei studiare prima, non conosco la maggior parte dei nomi ai quali fai riferimento, ma studierò e magari potremmo fare un breve confronto in occasione di  Arzinvùd. Però vorrei dire due parole sulla mia parte preferita sia dell’articolo che di tutto il percorso, penso: quando parli dell’“altro”. Per capire, sentire e apprezzare quello che chiami “altro” ci vuole solo un po’ di cuore. È la parte più bella, più importante secondo me e vi ringrazio per il vostro impegno, la generosità e la cura. Cambieranno i temi e le messe in scena ma la parte essenziale, quella spesso invisibile agli occhi è l’umanità ed il cuore che mettete nel vostro lavoro per aiutarci a far crescere i ragazzi sopratutto come persone. GRAZIE

 

Grazie grazie e ancora grazie….chi meglio di me può descrivere come sia stato utile al mio bambino frequentare il vostro laboratorio teatrale. Le “Molierate” sono capitate a pennello… avere la mamma che sta male, destabilizza la vita di un bambino, ma grazie a Voi l’ho visto risorridere e con più autostima, perché sì, è così che io vado avanti ironizzando anche su me stessa. Quindi rigrazie per il lavoro che avete fatto. Vi abbraccio.

 

Anche io sono molto acerba in materia e presa da mille cose ha lasciato che Filippo facesse tutto da solo…… Anche per metterlo alla prova!   Prima di entrare in teatro mi ha detto”mamma mi suda anche l’orologio”    Poi è andato e mi ha veramente stupita!             Non credo che il merito sia tutto di Molière….     Grazie per averlo sostenuto e incitato!

 

Articolo semplice ma di contenuto importante per la crescita dei ragazzi. Tutte le volte che parlo di voi  con qualcuno specifico sempre che il vostro è un teatro non per diventare attori nella vita o vip ma per diventare grandi, maturi, autonomi nel linguaggio e nel movimento del corpo. Il teatro che fate non solo sdrammatizza e fa sdrammatizzare i ragazzi sui loro problemi, familiari, di socializzazione tra coetanei ma riesce ad aumentare quell’autostima in loro che è ormai dimenticata da tempo. I ragazzi sono spugne e voi queste spugne le elaborate in modo completo dove all’educazione, al senso di responsabilità, alla maturazione, alla cultura, vi mettete anche il cuore e tutto questo i ragazzi lo apprendono, affrontando anche un argomento cosi serio come la salute fisica e psichica  come le “Molierate” sdrammatizzando e facendo sorridere là dove da sorridere non c’è proprio niente…

 

A mio figlio state dando molto con cultura divertimento e amicizia    Penso che possiate continuare così con tanto impegno e passione    Non so che altro dire solo grazie

Penso che in un mondo di perenni futili distrazioni il vostro lavoro riporta i ragazzi a se stessi senza fronzoli, ma ad assaporare l’impegno ma anche la leggerezza, l’allegria e un po’ di sana adrenalina… ci sarebbe tanto da dire in realtà ma la cosa che racchiude tutto in poche parole viene da mio figlio quando domenica mi ha detto “ce l’ho fatta e mi sono anche divertito”!….

 

Posso solo riportati quello che ho visto, da genitore, durante quest’anno e devo dire che sono molto contenta. Il mio modesto parere è che fate un lavoro bellissimo e noi ne vediamo i frutti: mia figlia è sbocciata! Per noi avete intrapreso la strada giusta. Grazie ancora.

 

Indubbiamente hanno senso le riflessioni: parlare in modo così diretto serve anche a noi per capire che il buono che viene fuori dal vostro lavoro non è (se tante volte venisse il dubbio) casuale, ma frutto di volontà e passione mirate e ponderate. Detto questo io apprezzo, lo avrete capito ormai, anche il lavoro “umano” che operate sulle persone, più o meno “bisognose”, perché anche chi è più fortunato ha comunque bisogno di misurarsi con malattie immaginarie e non, sia di se stesso che degli altri. Grazie del lavoro che fate e anche degli spunti di riflessione.

 

L’articolo ha confermato la mia prima impressione sul tema trattato. Questo argomento ci coinvolge molto da vicino, in quanto questo ragazzi hanno tanti problemi di vario genere..ho trovato giusto cercare di sdrammatizzare un po’. L’accettazione di sé, passa anche dall’ironia. Vi ringrazio tanto per il lavoro che fate con questi ragazzi e vi sono grata per la delicatezza con cui trattate certi argomenti. Un abbraccio ciao e grazie

 

Condivido appieno lo spirito con cui fate avvicinare i ragazzi in modo attuale e giocoso a questi grandi come Molière che raccontano in modo ironico e comico temi universali e anche seri della varia umanità…     Grazie ancora. 

 

Sono contenta che mia figlia faccia parte del vostro gruppo e spero che continui e possa crescere ancora con voi!   Un caro saluto e buone vacanze a te e Patrizia!

 

L’articolo mi conferma quello che in questo anno (anzi, per meglio dire, da quando vi conosco) mi è sempre sembrato, entrando in quella porticina in cima a due piani di scale: la meraviglia di trovarmi fra persone appassionate. Appassionate per il teatro, sì, e quindi, quasi come conseguenza inevitabile, appassionate delle persone. Perché ogni persona ha dentro un mondo, uno spettacolo, a modo suo. In mia figlia io vedo un cambiamento enorme. Quando ha iniziato a venire a teatro io ero molto preoccupata, perché in quel periodo la vedevo tanto sensibile e impacciata. Adesso sta crescendo e la vedo più sicura, sicuramente più di me. Non le fa paura avere gusti diversi da quelli che ha intorno. Non le fa paura la diversità! Per me questo è commovente. Sta venendo fuori il suo spettacolo. E questo è anche grazie al vostro prezioso e paziente e amoroso lavoro. E infine devo dire che guardando voi e i ragazzi si cambia anche noi grandi,eh! Almeno per me è così. Grazie. Di cuore. E buona estate, buon riposo. Ciao.

 

“Gli alberi che sono lenti a crescere portano i frutti migliori” mi viene da risponderti insieme a Molière.

 

Per noi è il primo anno ..e devo dire che l’entusiasmo che ha mostrato mia figlia è stato incredibile…. lei è affascinata da tutti…sapeva le battute a memoria di tutti i suoi compagni ed era entusiasta di fare la sua parte. È stato uno spettacolo emozionante….oserei dire una “tragi-comica realtà” …!!!! E siete stati bravissimi…..voi…. ed anche i ragazzi a cogliere il senso di questa cosa. Io Vi ringrazio…di cuore… per quello che avete personalmente trasmesso a mia figlia…    Ho osservato  i ragazzi del Borsi…il loro spettacolo è stato sorprendente …. quanto il loro entusiasmo… Non mi intendo di teatro…. ma posso dirvi che quest’ambiente è “sano” per restare in tema di Molierate  Sano….di tutto quello che per sano si possa intendere…. cosa ormai rara da trovare.         Grazie…. 

 

 

Mirko e Patrizia, per me quell’”altro” per questa stagione di Molierate è stato senz’altro il coraggio nel buttarsi in un’avventura così delicata…. mettere in scena con dei ragazzi giovani e giovanissimi scene che in me hanno svegliato un enorme senso di responsabilità e di civiltà. Non so se anche questo faceva parte della vostra Grande impresa, posso dirvi che con me ha funzionato…. dai piccoli che con grande dignità portavano la nostra attenzione verso malattie misteriose, quelle che  nella vita cerchiamo costantemente di ignorare, e ci giriamo semmai da un’altra parte… fino ai feriti di guerra, ferite tanto dolorose quanto inutili, come tutte le guerre d’altronde.            Vi posso solo dire grazie perché mi avete regalato un nuovo punto di vista ! Superbi!

 

Grazie per lo splendido lavoro che state facendo! Sono felice che mio figlio abbia l’opportunità di fare questo percorso. Siete una boccata di ossigeno in un panorama cosi desolante !!!

 

Durante questi mesi ho sempre accompagnato e ripreso io mio figlio al vostro corso ma di tutto il lavoro che è stato fatto durante le vostre ore insieme credo di aver colto una minima parte… lui è un bambino che racconta pochissimo a casa di quello che fa, io entro nei posti sempre in punta di piedi per paura di dare noia quindi sono una mamma che chiede giusto il necessario a chi fa, organizza, lavora.     Quello che ho sentito è un gruppo di persone che agisce per passione, aperta ad aiutare, ho visto un insegnante di teatro che sa coinvolgere bambini tanto diversi tra loro con tanta allegria e simpatia ma anche con tanta capacità di dare regole ferme di rispetto reciproco e accettazione degli altri. Ho visto mio figlio sereno e contento, entrava da voi tranquillo e usciva dicendo che il tempo era volato. Sicuramente è stato un percorso che gli è servito, un semino che germoglierà negli anni. Uscendo dal Borsi alla domanda “Ma non ti è dispiaciuto un pochino pochino non aver fatto la tua parte allo spettacolo?” ha risposto che “Sì un pochino mi è dispiaciuto”.    Sul palco, il suo compagno Mattia (uno dei nostri giovanissimi attori – n.d.r.) è stato fantastico, il più naturale e disinvolto…il bambino che si è divertito più di tutti. Basta questo per dirvi GRAZIE. 

Penso che riuscire a fare interessare i nostri ragazzi a qualcosa di scritto in tempi così lontani da loro sia stata davvero una bella cosa … anche perché credo che anche loro si siano resi conto di quanto alcuni argomenti siano ancora attuali (purtroppo, oserei dire). Il pezzo scritto dal trio del Borsi mi ha ricordato “Il malato immaginario” interpretato da Alberto Sordi . Quindi secondo me l’obiettivo è stato raggiunto. Almeno fino alla prossima avventura…

 

Il vostro lavoro sugli autori (Wilde l’anno scorso,  Molière quest’anno) apre ai nostri figli un mondo di conoscenza che di solito è patrimonio “dei più grandi”..dei liceali, e mette loro i germogli per approfondire in futuro e per avere comunque la curiosità di conoscere. Rinnovo i miei complimenti per il lavoro svolto e per l’articolo in particolare.   Ritornando al vostro prezioso lavoro, ieri mia figlia è andata in biblioteca, ha riportato un libro sulla vita di Wilde e lo ha letto tutto di un fiato…    son soddisfazioni.

 

Sono stati mesi intensi per voi con i bimbi, e anche per me con la mia “formaggina”. Lei è fiera di far parte di questo gruppo nonostante la vergogna che provava del dover salire sul palco e nonostante il suo attaccamento a me. Siamo riuscite in qualche modo a farcela.  Sì, fare teatro vuol dire avere quel qualcosa in più per attrarre l’attenzione senza la tecnologia, ma con l’immaginazione… quella cosa che purtroppo non si usa più perché tutto computerizzato e tutto scontato.   Grazie per questa bellissima esperienza, spero che mia figlia voglia continuare l’anno prossimo perché fare teatro è anche riflessione, ma bisogna imparare a riflettere, ad ascoltarci e ad ascoltare, e secondo me questo è un buon metodo.

 

Be’.. io non sono un esperto, ma Molière è stato un fenomeno. Tu nell’articolo dici l’essenza e comunque credo che con i ragazzi avete fatto un lavoro magnifico…                    personalmente noi vi AMIAMO….

 

Non so a cosa o a chi tu ti riferisca quando parli di  “SCAMBIARE freschezza e autenticità per banalità” ecc… , ma credo che il teatro di cui parli nell’articolo, che è poi la natura del Movimento di Cultura Teatrale, come scrivi appunto tu non sia per tutti, nel senso che non tutti siano in grado di apprezzare una dimensione  cosi raffinata.  Non tutti riescono ad  amare e a comprendere questa scena – realtà dove la linea di confine tra drammaticità e comicità è così sottile da rendere, non oso nemmeno immaginare quanto, incredibilmente  difficile il lavoro per non trasformare il tutto in un unico “buglione” incasinato.  A mio modesto parere tu e Patrizia riuscite a fare un bellissimo lavoro.            Mi è piaciuto molto leggere le parole freschezza e autenticità, io da mamma auguro a mia figlia di riuscire a conservarle sempre perché troppo spesso gli adulti le dimenticano e sono contenta di averla, anche solo per un‘ora a settimana “affidata“ a voi che prima di insegnarle a leggere un copione le insegnate dei valori, anche trattando argomenti tanto complessi.   Spero vivamente che riusciate nella vostra impresa di far si che sia meno vetrina e più palcoscenico, perché in questo nostro momento storico credo ce ne sia davvero un gran bisogno.

P.S.  le riflessioni hanno senso, se tutti smettessero di farle sarebbe un guaio!!!!

Grazie  di tutto

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Riflessioni su otto mesi di “Molierate”

Non credo che il signor Jean Baptiste Poquelin, noto al mondo con il nome d’arte di Molière, pensasse che le sue “buffonate” avrebbero cambiato tanto profondamente i destini del teatro. Soprattutto se consideriamo uno degli aspetti fondamentali della sua vita di autore: la frustrazione nel vedersi fallito come scrittore drammatico. Molière dovette accettare l’evidenza, cioè quella di essere un sublime pagliaccio, uno che faceva ridere la gente. I suoi successori, tuttavia, ci hanno dimostrato che la comicità non è affatto in antitesi con le cose serie della vita.

Senza volermi dilungare in elenchi di nomi più o meno celebri di “eredi” del genio francese, punto diritto alla figura di Eduardo (De Filippo), da qualcuno definito il Molière del Novecento. La sua faccia, naturalmente contorta in un misto di severità, di amarezza, di amabile e al tempo beffardo sorriso, diceva tutto. Questo è il teatro che amo e che, insieme a quelli che scelgono di condividerne l’impresa, è la natura del Movimento di Cultura Teatrale creato da me e Patrizia, cioè i formaggini guasti. Poco importa se il teatro lo facciamo con i bambini e i ragazzi. Anzi, proprio per questo è ricco di autentica passione e di energia creativa.

Scambiare la freschezza e l’autenticità di questa impresa per banalità, improvvisazione e approssimazione, dimostra quanto siano ancora pochi a guardare al teatro come fenomeno di emancipazione e di progresso sociale. Senza spingerci all’ortodossia di Eugenio Barba e di Jerzy Grotowski, che riportarono l’arte della scena alla sua essenza, abbattendo tutti gli orpelli che – a loro parere – snaturavano il rapporto attore/spettatore, ovvero le luci, i costumi, le scenografie…  senza spingerci a tanto, stiamo cercando di proporre un’alternativa coraggiosa a quello che sta diventando sempre più una vetrina e sempre meno un palcoscenico. Tutto questo non certo per pigrizia, perché affascinare i giovanissimi senza l’uso di espedienti tecnologici e di effetti speciali, è difficile, richiede “altro”. Cosa sia questo “altro” non vorrei essere io a dirlo o a scriverlo, ma sono qui, con le dita su una tastiera. E allora devo provare a dirlo senza fare dell’autocelebrazione, tanto di moda da un po’ di tempo in qua. Quest’anno abbiamo scelto di studiare, lavorare, giocare, intorno ad alcune opere di Molère. Quelle che affondano lo sguardo nelle malattie dell’Uomo (non solo fisiche) e nelle cure più o meno adeguate, quei capolavori che descrivono vicende di persone sofferenti e di sedicenti dottori, situazioni grottesche e apparentemente irreali… Quest’anno – come mai in passato – abbiamo fatto i conti con l’imponderabile fusione tra finzione e realtà, perché il nostro lavoro ha abbracciato vicende umane bisognose di estrema cura: bambini e ragazzi immersi in disagi di vario genere e famiglie toccate da situazioni drammatiche. Non ci siamo mai tirati indietro e consideriamo i problemi, che queste persone hanno voluto condividere con noi, come quell’”altro” a cui accennavo sopra.

Ci si potrebbe anche chiedere di più, ma forse sarebbe meno di quello che già stiamo facendo. E nonostante i 25 anni di storia, la nostra impresa nomolieraten è che all’inizio.

Grazie per la fiducia.

Mirko Gianformaggio

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“La tivvù…”, mi piaci tu.

Scusate il titolo spiritidiota, ma la tentazione di giocare, oggi, dopo una giornata faticosa come quella di ieri, è grande. Giocare, perché ancora carichi dell’energia trasmessaci da un pubblico straordinario (e definirlo straordinario risulta sempre più banale), ma carichi anche di quell’energia tutta nostra, lo slancio ingenuo di chi in un’impresa mette la gioia e la gratitudine per il solo fatto di appartenere al Teatro.

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Ecco perché portare in scena “La tivvù che non c’è +” è sempre più un divertimento, pur assumendo in misura sempre maggiore le caratteristiche di un’impresa professionale. Questo, per il sottoscritto, per Patrizia Guastini (ideatrice e organizzatrice dello spettacolo) e per Vanina Lerici (che con me ha condiviso la regia), è “normale”; si tratta in tutto e per tutto di un meraviglioso lavoro. Tutt’altro che normale sarebbe per i nostri tre allievi: Sebastiano Baroni, Giulio “Frulio” Campaioli ed Emanuele “Bellazio” Mineccia sono studenti. Ma studiano teatro da anni e infondono nel loro stare in scena una tale serietà da dare al pubblico la sensazione di stare davanti a dei giovanissimi attori “fatti” (e su questo termine, si aprono immensi orizzonti d’interpretazione).spettacolo

 

E’ vero, c’è ancora tanto da fare, da studiare, da migliorare. Ed è proprio questo bisogno di mirare all’ottimo, questo desiderio di offrire agli spettatori qualcosa che valga la pena di uscire di casa, di pagare un biglietto… è proprio tutto questo a rendere meravigliosa questa nostra avventura artistica, educativa e sociale. Ci sentiamo dei privilegiati.

Nell’attesa di tornare in scena al più presto, “La tivvù che non c’è +” si prende un po’ di tempo di riposo.

Ma “Ci vediamo a teatro” continua, eccome! Il prossimo appuntamento è per DOMENICA 11 MARZO, con “K come Kosimo”, uno spettacolo ispirato a “Il barone rampante” di Italo Calvino e messo in scena dalla compagnia Blanca Teatro.

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Prenotazioni e prevendite sono già aperte, sempre al 3282718519

Mirko Gianformaggio

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“Ci vediamo (di nuovo) a teatro”

Dopo il chiaro successo de “Il brodo di giuggiole” del bravissimo Mirko Rizzi (in fondo all’articolo, alcune foto e un commento sul divertente e istruttivo monologo) e la lunga pausa per il Carnevale, la nostra rassegna riprende con “La tivvù che non c’è +”. E’ la nuova produzione della nostra compagnia, battezzata da debutto con “tutto esaurito”, il giorno di Befana, al Cinema Teatro Borsi.

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Sul palcoscenico si presentano personaggi che, naturalmente, ironizzano su titoli delle trasmissioni e nomi dei protagonisti. Ci sarà quindi un Natalino Fortuna a condurre “Indovinacosac’èdinuovoloindovininoalloratelodicoio”, per intervistare Angela Angela, figlia negletta di Piero Angela e sedicente conoscitrice della Cina…

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Un altro presentatore, Nunzio Garofano, annuncerà la popolarissima rubrica di cucina, con la partecipazione di un “grande chef” dal nome esotico, che però si rivelerà un farlocco…

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“Le ceneri del caro estinto” riproporrà le tinte fosche dello sceneggiato televisivo, che creavano nel pubblico la sensazione di un’atmosfera rarefatta e a tratti angosciante.

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E poi, la barzelletta elevata a sketch (in omaggio ad attori come Walter Chiari, Totò, Peppino De Filippo…), la canzone comica in stile Cochi & Renato, lo psicodramma.

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Autentica “gemma” dello spettacolo, l’omaggio a Carosello, con la proiezione di quattro reclame in bianco e nero dal carattere grottesco.

In scena: Mirko Gianformaggio, Giulio Campaioli, Emanuele Mineccia e Sebastiano Baroni.
Regia di Mirko Gianformaggio e Vanina Lerici
Ideazione e organizzazione di Patrizia Guastini

Caldamente consigliata la PRENOTAZIONE
E’ anche possibile acquistare i biglietti in prevendita

INFO e PRENOTAZIONI al 3282718519

 

“Il brodo di giuggiole” (basato su un racconto di Italo Calvino) è stato un’autentica rivelazione. Sulla scena, l’attore e autore Mirko Rizzi è stato capace di far “vivere” diversi personaggi senza l’ausilio di alcun espediente tecnologico, se non alcuni suoni e semplici cambi luce. L’artista lombardo ha dimostrato che le oltre 150 repliche di questo spettacolo, non sono state un caso…

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Per allieve e allievi delle fasce d’età medie e licei/università…

L’onorevole (adattamento dello sketch di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello)

In scena il dottore e l’assistente che armeggia. Bussano alla porta, l’assistente va ad aprire ed annuncia…

A – Dottore, c’è l’onorevole che aveva telefonato stamattina…

D – Lo faccia accomodare.

Arriva il paziente, accompagnato da una ragazza appariscente… Inizia a parlare e lo fa con una “u” strettissima, alla francese…

P – Bùonasera dottore….

D – Buonasera onorevole. E… la signorina chi sarebbe?

P – Ehm… è la mia signora…

D – (guarda la ragazza con sospetto) Mmh… la sua “signora” eh? Strano, mi pare d’averla già vista…

S – Certo!! Mi ha vista in TV!!!

P – (la interrompe brusco e imbarazzato) E sta’ zitta, cara… Ehm, dottore…, io ho un problema di pronùncia… non so se ha sentito…

D – Già, lei ha la U stretta, la ù francese…

P – Infatti, dottore, senta: tù, orsù, ùva, tùbo…

D – Già, già…

P – Ora, il difetto mi crea problemi se devo fare discorsi, comizi. I miei avversari mi prendono in giro!

S – Povero puccettino! Me lo prendono in giro, quei cattivoni!!

P – (la fulmina con lo sguardo)

D – Non è un problema, onorevole, possiamo risolvere in pochi minuti… si accomodi! E lei… “signora”… si accomodi su quella sedia…

La ragazza va a sedersi. Il paziente si siede sulla poltrona… il dottore gli monta quasi addosso per controllare e poi sentenzia…

D – Eh sì, lei ha la U molto stretta… signorina, le agus per favore.

A – Subito, dottore.

L’assistente porge le pinzette… Il dottore le infila in bocca al paziente ed estrae la U, poi la mostra al paziente…

D – Guardi che U stretta che ha lei!

P – Perbacco, è strettissima!

S – Ma è molto elegante, però!

D – Vede signorina? Ora le diamo un’allargatina e la mettiamo subito a posto.

Con un altro attrezzo picchietta sulla U e la mostra…

D – Là… Guardi onorevole come gliel’ho allargata bene!

P – E’ perfetta!!

S – Che bravo!

D – Apra la bocca che la rimontiamo… (esegue) Ecco fatto! Adesso dica “più”…

P – PIN!

D – Come ha detto, scusi?

P – PIN… PIN!

La ragazza ridacchia divertita. Lo farà ogni volta che l’onorevole pronuncerà in modo strano.

D – Dica “giù”…

P – GIN!

D – Non capisco! Dica “uomo”…

P – NOMO!

D – “Uovo”…

P – NOVO!

D – Ah, ho capito! Che distratto! Nel rimontarle la U gliel’ho messa con le gambette in giù ed è diventata una N… Gliela rivolto subito. Signorina, rivoltatorium!

A – Subito, dottore!

D – (infila l’attrezzo nella bocca del paziente, fa un movimento avvitatorio e poi si rialza) Ecco fatto! Onorevole, lei è guarito perfettamente!

Il paziente si rialza soddisfatto…

P – Grazie UANUE, UANUE grazie!

D – (meravigliato) Come ha detto, scusi?

P – UANUE grazie, sono CONUENUISSIMO!

D – Un momento, si rimetta giù…

Il paziente si risiede e il dottore gli rimonta addosso per controllare…

D – Non capisco! Dica “più”…

P – PIT!

D – Ooooh…. “tutto”…

 

P – UTUUO!

D – “Tutte le uova sotto il tetto”

P – UTUUE LE TOVA SOUUO IL UEUUO!

D – Eeeeh! Dica “R-S-T-U-V-Z”

P – R S U T V Z!

D – Come sospettavo! Nel rimetterle a posto la U gliel’ho messa davanti alla T e invece di fare    T-U-V-Z   è    venuto U-T-V-Z… Non si preoccupi, la sistemo subito! Signorina, rivoltatorium, prego!

A – Eccolo, dottore!

D – (esegue l’operazione) Adesso dica “più”…

P – PI – ù…

D – “Laggiù”…

P – LAGGI – ù…

D – La U non è ben allineata, è rimasta un po’ in alto… Ora gliel’abbasso. Signorina, martellinum!

A – Subito, dottore!

D – Non si preoccupi, non le faccio male… fermo così… là!!

P – Ahi!!

S – (scatta in piedi e va vicino all’onorevole) Puccettino… cosa t’ha fatto?!

D – Signora, la prego! Mi lasci lavorare!!  (al paziente)…Ha sentito male?

P – ì!

D – Come ha detto, scusi?

P – ì… ho entito mali-ìmo!!

D – Ma onorevole, lei non avrà mica la S dolce?!

S – Lui è tutto dolce!!!

D – Taccia!!! ….Allora onorevole, lei ha la S dolce?!

P – ìcuro!

D – Come “ìcuro”?! Me lo doveva dire subito che stavo un po’ più attenta! La S dura resiste al colpo di martello, la S dolce no!!

P – Ma ì può… otituire?!

D – Certo che si può “otituire”! Bisogna vedere se abbiamo S di ricambio in magazzino! Signorina, abbiamo S di ricambio?

A – S di ricambio nemmeno una dottore…

D – Nemmeno S dolci?

A – No, l’ultima l’ha mangiata ieri il suo nipotino!

D – Eh… come si fa adesso?!

P – Ma io non po-ò retare coì!!

D – Certo che non può restare “coì”!…. (rimugina) Senta, facciamo una cosa, per adesso al posto della S le metto una Z e quando mi arrivano le S dalla Svizzera gliela mando a casa…

L’assistente gli porge una Z…

D – Mi dispiace perché è anche una Z usata… Stia fermo… Là! Ora mi dica come si sente…

P – (l’onorevole si alza) Be’… cozì cozì…

D – Eh, che ci vuol fare…

P – Mi zembra di ezzere un fezzo!

D – Eh, lo so… Guardi, facciamo una cosa… (l’assistente gli porge un fez) Lei esca con questo fez in testa, così la scambieranno per un turco e la sua pronuncia passerà inosservata…

P – Zarà, ma ho l’imprezzione di ezzere lo ztezzo fezzo!

S – Ma no, puccettino! Ti dà quel che di …esotico! E poi con questo cappellino sei fichissimo!!

D – Ecco, ha sentito? Non si preoccupi, arrivederla…

P – Arrivederla…

Il paziente esce poco convinto, la ragazza continua a fargli i complimenti, l’assistente li accompagna, il dottore li segue subito dopo.

FINE

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“La dura realtà delle favole” colpisce ancora

locandina nostro spettacolo al Borsi

La Compagnia Stabile della nostra piccola scuola di Teatro, con un nuovo successo de “La dura realtà delle favole”, ha regalato al Cinema Teatro #Borsi un’altra bella giornata di spettacolo. Ancora una volta, un numero di spettatori superiore alle aspettative (era domenica di Carnevale e le condizioni meteo molto buone) ha reso la sala del glorioso teatro pratese un luogo di festa e di cultura “viva”: bambini, adolescenti e adulti di ogni età hanno apprezzato questo spettacolo, che si sta affermando sempre di più come uno dei nostri migliori “cavalli di battaglia”.

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L’ideazione e organizzazione di Patrizia Guastini e la regia di Mirko Gianformaggio hanno portato sul palcoscenico un bel gruppo di attori e attrici molto giovani:

Giorgio Tronci e Maddalena Bandini, entrambi nel doppio ruolo di Haensel e Gretel e di due degli OTTO nani

 

Thabata Antonelli era l’infermiera, Giulio Campaioli il Principe Azzurro, Bianca Francescato ed Emanuele Mineccia le sorellastre di Cenerentola, Sebastiano Baroni il Lupo Cattivo, Edoardo Aquilano l’Orco. E poi i restanti sei degli OTTO nani: Mattia Fato, Federico Rossi, Andrea Lorenzini, Caterina Fineschi, Livia Dini, Tommaso Nieri.

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Lo stesso Tommaso ha curato trucco e parrucco, costumi e accessori. Il lavoro organizzativo è stato coadiuvato da Vanina Lerici ed Emma Bracci. Audio e luci sono state gestite da Marcello Campaioli.

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Calendario delle lezioni da febbraio a maggio

Calendario delle lezioni – II quadrimestre

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Ci vediamo (benissimo) a teatro!

Cosa vuol dire aprire una rassegna come “Ci vediamo a teatro” con compagnie come #Accademiacreativa
Significa offrire agli spettatori (e condividere con loro) uno dei migliori spettacoli che mai siano stati visti in Sala Banti. Non sono parole nostre, ma di alcune persone del pubblico.incontro 2

“Il prete volante” è una messinscena capace di fare ridere e di commuovere, ma in modo certamente singolare. Si può dire, infatti, che i due stati d’animo suscitati nello spettatore, si accendano e crescano con il procedere dell’azione. La scelta del tema (la vicenda storica e leggendaria di un prete folle e sognatore), tratto da un libro assai poco noto, la drammaturgia ricca di carattere e l’interpretazione mai monotona, fanno di questa produzione di Accademia Creativa un piccolo capolavoro.
Siamo felici di aver scelto, anche quest’anno, questo gruppo di artisti provenienti dalla vicina Umbria.

incontro 3

L’incontro/intervista post-spettacolo con Luca Sargenti e compagni, è stata tante cose: una divertente chiacchierata, una schietta lezione di teatro e di vita, un piacevole scambio di emozioni.

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Nella foto sopra, gli attori (Luca Sargenti, Davide Marongiu e Hicham), con il duo i formaggini guasti, le collaboratrici Sandra Fiorini e Alice Giovannetti e una ventina di allieve e allievi della piccola scuola di Teatro che, insieme a buona parte di genitori, hanno assistito allo spettacolo e intervistato gli artisti.

E questo… non è che l’inizio. Dopo una domenica di riposo – il 21 sarà in scena Ugo Dighero (attore poliedrico, già componente, insieme a Maurizio Crozza, Carla Signoris e soci, del gruppo Broncoviz) nel celeberrimo “Mistero buffo” di Dario Fo – riprenderemo…

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Domenica 28 gennaio avremo Mirko Rizzi di Stilema Teatro, da Milano. Lo spettacolo “Il brodo di giuggiole” è reduce da oltre 150 repliche.

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“Natale al Borsi”, buona la prima (e anche la seconda)!

Si è conclusa come meglio non poteva, la nostra prima esperienza sul palcoscenico del Cinema Teatro “Borsi” di Prato. Sia la rappresentazione del nostro “Ue’… Pinocchio!” del 26 dicembre, sia il debutto assoluto de “La tivvù che non c’è +” del 6 gennaio, hanno registrato un sorprendente tutto esaurito.

La prima messinscena, curata da Patrizia Guastini e diretta da Mirko Gianformaggio, ha visto impegnato lo stesso Mirko e tre giovanissime allieve della piccola scuola di Teatro: Elena Collina (attrice e percussionista), Matilde Toni (attrice e fisarmonicista) e Virna Gianformaggio (attrice e danzatrice). Alla consolle audio/luci Giulio Campaioli.

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Un pubblico composto da adulti, ragazzi e bambini, ha seguito con attenzione la narrazione comica del capolavoro collodiano, mostrando di apprezzarne l’equilibrio tra “impegno” e curiose divagazioni.

Un ruolo fondamentale è stato giocato dalle note della fisarmonica, ora delicate, ora possenti, supportate dai suoni di elementi di batteria e strumenti non convenzionali utilizzati come percussioni e per rumori di scena.

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L’azione della danzatrice (alter ego di Pinocchio) ha poi facilitato il coinvolgimento dei più piccoli, ben contenti di salire sul palcoscenico per entrare nel ruolo di marionette.

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Il finale, un po’ “a sorpresa”, ha arricchito lo spettacolo di suggestione.”Ue’… Pinocchio!” tornerà in scena a Prato nel mese di aprile.

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Nel pomeriggio del giorno della Befana, abbiamo proposto la prima nazionale della nostra nuova produzione. “La tivvù che non c’è +“, ideato da Patrizia Guastini, diretto da Mirko Gianformaggio con il supporto di Vanina Lerici, è stato interpretato dallo stesso Mirko e altri tre giovani: Giulio Campaioli (attore e musicista), Emanuele Mineccia e Sebastiano Baroni. Alla consolle audio/video/luci Marcello Campaioli e Virna Gianformaggio.

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La performance è stata sottolineata da applausi e risate di un pubblico formato (un po’ sorprendentemente) soprattutto da adolescenti e adulti. Il gradimento dimostrato dagli spettatori è andato oltre le nostre aspettative. Torneremo in scena con questa nuova “creatura” a Montemurlo, per la rassegna “Ci vediamo a teatro”, il 4 marzo prossimo.

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La soddisfazione per il successo di questa iniziativa, vogliamo condividerla con tutti quelli che seguono da anni le nostre attività artistiche, soprattutto con ragazze, ragazzi e loro familiari che spesso danno una mano concreta per l’organizzazione e l’ottimale svolgimento delle giornate a teatro. Alla direzione del “Borsi” ed in particolare al collega Daniele Griggio, rivolgiamo un sincero ringraziamento.

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Teatro a Natale (e oltre…)

Rassegna di tre spettacoli comici per tutte le età, a cura de i formaggini guasti, in collaborazione con Cinema Teatro Borsi.
Tre appuntamenti all’insegna del divertimento per adulti, ragazzi e bambini.
Si comincia MARTEDI’ 26 dicembre con “Ue’… Pinocchio!”
in scena: Mirko Gianformaggio, Elena Collina, Matilde Toni e Virna Gianformaggio

Si prosegue il 6 gennaio con “La tivvù che non c’è +”, la nuova produzione che vede in scena Mirko Gianformaggio con: Sebastiano Baroni, Giulio Campaioli ed Emanuele Mineccia

ATTENZIONE: lo spettacolo “La dura realtà delle favole”, inizialmente previsto per il 30 gennaio, è stato spostato al 4 febbraio 2018, sempre alle 16,30

prenotazioni CONSIGLIATE a info@teatroborsi.it
oppure 0574 1826529

INFO sugli spettacoli al 328 2718519Manifesto Natale corretto

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